WJJC ITALY

LA NOSTRA FILOSOFIA

Il Ju-Jitsu, l’antica arte marziale dei samurai, certamente l’arte del sapersi difendere, ma anche un mezzo per conoscersi e conoscere gli altri.

Un mezzo, con cui l’uomo moderno riesce a confrontarsi, sia dentro che fuori se stesso, un mezzo, che lentamente filtra nella parte più profonda della nostra personalità e si manifesta ogni qualvolta necessita la sua presenza, sia nel momento del pericolo, sia negli attimi in cui diventa indispensabile trasmettere certi fondamentali al prossimo.

Attraverso la gestualità dei movimenti, e la ricerca del perfezionamento tecnico, impariamo a conoscere noi stessi e i nostri limiti fisici, che sono imprescindibili da quelli mentali. 


Infatti, in base al principio che il Ju-Jitsu, innanzitutto è una disciplina psico-motoria, fino a che non impariamo a gestire il nostro corpo, non avremo mai né la stabilità, né l’equilibrio e tanto meno la capacità mentale, di reazione ad una aggressione.Per questo è necessario che ognuno di noi impari da se stesso, attraverso il “mezzo”, questi concetti, che formeranno le basi per una buona crescita individuale.


Il Ju-Jitsu infatti, è praticato in un contesto collettivo, scambiandosi i ruoli di attacco e difesa, quindi percependo a livello psichico e fisico, sia l’azione passiva dell’aggressione che quella attiva, formando così un percorso assolutamente personale e completo.


Pertanto, è essenziale prendere confidenza con tutti quegli aspetti sia positivi che negativi che di limite, e imparare a dominarli; come ad esempio, la paura di farsi male, la paura di cadere o addirittura la paura di stare insieme ad altre persone.


La nostra istintiva aggressività, ad esempio, se canalizzata nell’attimo giusto nella giusta direzione, si trasforma in una forma positiva di energia di reazione, efficace in situazioni di pericolo, ma tutto questo deve essere scoperto, analizzato e assolutamente gestito.

Il Ju-Jitsu è molto di più, è anche uno specchio per riconoscere i nostri pregi e difetti, ti dona quella umiltà per riuscire ad apprendere da tutto e da tutti, poichè da tutto e da tutti continuamente impariamo.

Ma, il “mezzo”, è anche un’ottima occasione per socializzare, infatti, si creano forti legami che vanno al di fuori del Tatami, a volte, addirittura al di fuori di città o nazioni, creando delle reali amicizie, che  talvolta durano anni, anche se gli incontri fra le parti avvengono raramente o solamente in contesti di stage, ma sempre con profondo rispetto e ammirazione da ambedue le parti.


Raggiungere risultati e obbiettivi importanti, non è assolutamente facile, perché proprio come la vita che ci mette di fronte tutti i giorni, nuovi ostacoli da superare, così il Ju-Jitsu ci presenta costantemente il conto, stimolandoci a migliorarsi, interagendo con esso, riversando istintivamente nella vita di tutti i giorni, quello spirito positivo che ci consente di affrontare meglio le nostre giornate.

LA LEGGENDA DEL SALICE

Esisteva un tempo, molti secoli fa, un medico di nome Shirobei Akiyama. Egli aveva studiato le tecniche di combattimento del suo tempo, comprese altre tecniche che imparò durante i suoi viaggi in Cina compiuti per studiare la medicina tradizionale e i metodi di rianimazione, senza però ottenere il risultato sperato.

Contrariato dal suo insuccesso, per cento giorni si ritirò in meditazione nel tempio di Daifazu a pregare il dio Tayunin affinché potesse migliorare.

Accadde che un giorno, durante un' abbondante nevicata, osservò che il peso della neve aveva spezzato i rami degli alberi più robusti che erano così rimasti spogli.
Lo sguardo gli si posò allora su un albero che era rimasto intatto: era un salice, dai rami flessibili. Ogni volta che la neve minacciava di spezzarli, questi si flettevano lasciandola cadere riprendendo subito la primitiva posizione.

Questo fatto impressionò molto il bravo medico, che intuendo l'importanza del principio della non resistenza lo applicò alle tecniche che stava studiando dando così origine ad uno degli stili più antichi del JuJutsu, lo Yoshin Ryu (scuola dello spirito del salice), tutt'ora esistente e che da 400 anni si tramanda tecniche di combattimento a mani nude e con armi in maniera quasi del tutto invariata.

LE ORIGINI

Il Ju-Jitsu (o Ju-Jutsu) è l'antica arte marziale dei Samurai.

Tracce della sua esistenza appaiono per la prima volta più di 2500 anni fa in Giappone, rendendolo così una delle arti marziali conosciute da più tempo.
È menzionato nella mitologia giapponese, si dice che gli dei Kajima e Kadori usassero il Ju-Jitsu contro gli abitanti di una regione orientale come punizione per le loro attività criminali.
La filosofia del Ju Jitsu subisce le prime influenze dal continente asiatico durante l'era dei Chou orientali in Cina (770-256 a.C.), un periodo durante il quale furono praticate tecniche di combattimento a mani nude.
Quando apparve la forma sportiva del Chikara Kurabe in Giappone nel 230 a.C., molte delle sue tecniche e strategie di lotta furono incluse nell'allenamento marziale. Dal 230 a.C. in poi, si crearono tante scuole di combattimento che formavano abili guerrieri. Nel 525 d.C. Boddhidharma, un monaco buddhista, viaggiò dall'India alla Cina, visitando il monastero Shaolin. Ben presto integrò il Kempo cinese con la sua esperienza nello Yoga, formando lo Shaolin Chuan Fa. 

Nel Giappone preistorico, l'apparizione della lama è anteriore a quella dell'elaborazione della scrittura, che avvenne solo nel 600 d.C. a seguito di un impulso spirituale: l'introduzione del buddhismo, importato dalla Cina, che scatenò lunghe lotte fra le famiglie più potenti come i Soga, i Monobe e i Nakatomi. Questi ultimi, nel sostegno del culto shintoista, rivendicavano la concezione tradizionale dello Stato, mentre i Soga (pur senza rendersene perfettamente conto) con la difesa del buddhismo miravano alla creazione di uno Stato a potere centrale sull'esempio cinese. Col trionfo dei Soga si ebbe la totale affermazione del buddhismo e la svolta decisiva nella trasformazione del Giappone in un impero centralizzato. I legami con la Cina si fecero più stretti, lo Shaolin influenzò l'arte marziale giapponese con la conoscenza di tecniche di percussione su centri nervosi. 

Durante il periodo Heian (794-1185 d.C.) ci sono tracce evidenti che furono praticate, insieme alle armi, tecniche a mani nude, come parte dell'addestramento dei guerrieri samurai.Questo periodo rivelò l'impossibilità a realizzare il processo di centralizzazione del potere, in quanto sorsero diverse potenti famiglie militari nei vasti territori orientali. Infatti la continua cessione dei diritti di proprietà della terra a monasteri buddisti e alle famiglie dell'aristocrazia aveva facilitato la formazione di latifondi e questi a loro volta avevano provocato il nascere di gruppi armati semiautonomi. 
Della presenza di tali milizie approfittarono alcune famiglie di lontana ascendenza imperiale per formare veri e propri eserciti. Decaduti i Fujiwara, furono i Minamoto a prendere le redini del potere sconfiggendo i rivali Taira dopo una serie di epiche battaglie culminate nella famosa battaglia navale di Danno-ura nel 1185. Questa data segnò l'inizio del periodo Kamakura (1185-1333). 
Il vincitore instaurò un governo militare e prese il titolo di Shogun.

LO SVILUPPO NEL MEDIOEVO

Tale carica non era in contrasto con la figura dell'Imperatore, anche se in realtà il potere effettivo resterà nelle mani degli Shogun fino alla restaurazione imperiale Meiji del 1868. Il sorgere di poteri locali costringeva ad un sapiente gioco di alleanze con i Daimyo (feudatari) più forti. Nel 1274 e 1281 alcuni feudatari locali si difesero strenuamente dai tentativi di invasione del Qubilai Khan che lanciò senza successo i Mongoli alla conquista dell'arcipelago.

Fino al 1600 il Giappone vide il ripetersi di lotte dinastiche per la successione al trono e allo shogunato, continui tentativi di centralizzazione del potere da parte degli Shogun contro la crescente influenza dei feudatari, in pratica un devastante periodo di guerre civili per l'ascesa al potere che perdurava da secoli.In un simile scenario era inevitabile che le arti del combattimento si sviluppassero in breve tempo al meglio delle loro possibilità. Molte tecniche di combattimento furono studiate, praticate e perfezionate proprio sul campo di battaglia e si evolsero in una sorta di selezione naturale.

Il tipo di addestramento era finalizzato a preparare il Samurai contro avversari armati e protetti da armatura, quindi vennero create ed approfondite numerose tecniche con armi (kobudo) e di combattimento disarmato.La lancia, l'arco, l'alabarda: i Samurai portavano con sé tutte queste armi e altre ancora, benché il nucleo centrale del loro armamento fosse sempre costituito dall'inseparabile katana (spada).

Essa infatti incarnava alla perfezione la loro etica e il loro spirito, richiedeva coraggio perché si combatteva a corta distanza, esigeva un'abilità che altre classi sociali non possedevano.
Viene spesso accreditata a Takenuchi Hisamori la fondazione di un'arte formale di Ju Jitsu, attraverso la creazione della sua Scuola nel 1532, che insegnava tecniche di combattimento sia con armi che senza.Nel 1559 un monaco cinese Chin Gen Pinh venne in Giappone, con la sua conoscenza ed esperienza di Kempo ("mano cinese") che fu in parte adottato dalla scuola di Ju-Jitsu, come anche altri stili provenienti dalla Cina e dalla Corea.

DAL 1600 AI GIORNI NOSTRI

Il XVI sec. portò un profondo mutamento nelle strutture del Paese con lo sviluppo del commercio privato in quasi tutta l'area asiatica, la nascita di città libere, l'arrivo degli Occidentali con l'introduzione delle armi da fuoco e del cristianesimo, la riunificazione del Paese sotto dittatura militare e il primo tentativo di una politica espansionistica panasiatica. L'iniziatore della riunificazione del Giappone fu Oda Nobunaga (1534-1582), un piccolo Daimyo delle province centrali cui presto si unirono Toyotomi Hideyoshi (1536-1598) e Tokugawa Ieyasu (1542-1616) a formare la triade a cui il Giappone deve l'unificazione. Tokugawa Ieyasu divenne, alla morte di Hideyoshi, uno dei feudatari più potenti del Paese e conseguì il predominio assoluto battendo gli altri Daimyo coalizzati a Sekigahara (1601). Nel 1603 legittimò questo potere assumendo per sé e per i suoi discendenti il titolo di Shogun. Iniziava così il periodo detto appunto Tokugawa (o Edo, dal nome della capitale, l'odierna Tokyo) che durò per oltre due secoli e mezzo (1600-1868).

Lo Stato fu riorganizzato secondo criteri ispirati al pensiero neo-confuciano di Chu Hsi e tutte le classi sociali furono sottoposte a uno stretto controllo. La rigidezza nel sistema interno fu accompagnata da una totale chiusura verso l'esterno, chiusura che bloccava i commerci e comportava la proibizione e la persecuzione del cristianesimo. Per circa 200 anni il Paese conobbe una relativa pace e prosperità.Durante questo periodo le guerre civili feudali, i sentimenti inquieti e le più intime emozioni che da secoli affliggevano il Giappone, cominciavano a scomparire.

La mancanza di guerre comportò il fatto che non ci fu più l'esigenza di combattere per uccidere i nemici, così le numerose scuole di combattimento create dai Ronin (Samurai senza padrone) raffinarono le tecniche perfezionando leve e bloccaggi, che permettevano di controllare l'avversario con facilità, senza la necessità di ucciderlo o ferirlo gravemente. Lo scopo delle tecniche si spostò verso forme di combattimento a mani nude e ovunque tutte queste furono riconosciute nell'insieme come Ju Jitsu.

All'inizio del XIX sec., per ragioni interne dovute a pressioni internazionali, il sistema entrò in una crisi culminata nel 1853 con l'arrivo del commodoro Perry, fautore delle richieste americane di apertura.
In un clima di grande incertezza politica, venne firmato il Trattato di Kanagawa (1854) che aprì alle navi americane i porti di Shimoda e Hakodate. Seguirono analoghi trattati con Gran Bretagna, Russia, Francia e Olanda. Ciò porto a un periodo di forti tensioni interne e nel 1867 le forze nazionaliste ottenevano la resa dell'ultimo Shogun e la caduta definitiva del governo militare.

Così, dopo secoli, il potere effettivo ritornò nelle mani dell'imperatore, nella persona di Mutsuhito.
Parecchi Samurai avevano sostenuto lo Shogun durante la guerra e perciò persero il ruolo e la stima quando il potere fu nelle mani dell'Imperatore.

Fu introdotta una legge imperiale che mise fuori legge la pratica del Ju-Jitsu e proibì ai Samurai di portare armi in pubblico. Nel 1882 Jigoro Kano utilizzò la sua conoscenza ed esperienza di Ju-Jitsu per creare una disciplina sportiva chiamata Judo che si basa sulle proiezioni e la lotta a terra.

Nel 1925 Ueshiba Morihei, un Maestro di Daito Ryu Aiki-Jujitsu, concentrandosi sulle leve creò quello che è noto come Aikido. Alcuni Maestri di Ju-Jitsu tuttavia continuarono ad esercitare di nascosto, o emigrarono in altri Paesi. Durante questo periodo il Ju-Jitsu fu quasi perduto. Fu durante questa oppressione che i primi esponenti di tale Arte giunsero in Gran Bretagna. 

La messa al bando del Ju-Jitsu fu revocata in Giappone solo verso la metà del 20°secolo, permettendone la libera pratica.

Il Ju-Jitsu è diventato la base per altre arti marziali piuttosto recenti e tradotto significa "arte della cedevolezza" (Ju = cedevolezza, è la forza flessibile che si piega per resistere; Jitsu = tecnica, arte), perché apparentemente cede alla forza dell'avversario, solo per controllarla e dirigerla contro di esso, un'arte dove tecniche di percussione su punti di pressione, calci, proiezioni, lotta a terra, bloccaggi e leve articolari sono combinate per neutralizzare con facilità un aggressore. È stato detto che attaccare un esperto nel Ju Jitsu equivale ad attaccare sé stessi.

Il tipo di addestramento era finalizzato a preparare il Samurai contro avversari armati e protetti da armatura, quindi vennero create ed approfondite numerose tecniche con armi (kobudo) e di combattimento disarmato.

La lancia, l'arco, l'alabarda: i Samurai portavano con sé tutte queste armi e altre ancora, benché il nucleo centrale del loro armamento fosse sempre costituito dall'inseparabile katana (spada).

Essa infatti incarnava alla perfezione la loro etica e il loro spirito, richiedeva coraggio perché si combatteva a corta distanza, esigeva un'abilità che altre classi sociali non possedevano.

Viene spesso accreditata a Takenuchi Hisamori la fondazione di un'arte formale di Ju Jitsu, attraverso la creazione della sua Scuola nel 1532, che insegnava tecniche di combattimento sia con armi che senza. Nel 1559 un monaco cinese Chin Gen Pinh venne in Giappone, con la sua conoscenza ed esperienza di Kempo ("mano cinese") che fu in parte adottato dalla scuola di Ju-Jitsu, come anche altri stili provenienti dalla Cina e dalla Corea

SIGNIFICATO DEL JU-JITSU

Il jujitsu (柔術, jūjutsu) è un'arte marziale giapponese il cui nome deriva da (o "jiu" secondo una traslitterazione più antica) ("flessibile", "cedevole", "morbido") e jutsu ("arte", "tecnica", "pratica"). 

Veniva talvolta chiamato anche taijutsu (arti del corpo) oppure yawara (Kun'yomi di jū). Il jūjutsu era praticato dai bushi (guerrieri), che se ne servivano per giungere all'annientamento fisico dei propri avversari, provocandone anche la morte, a mani nude o con armi.

Il jūjutsu è un'arte di difesa personale che basa i suoi principi sulle radici del nome originale giapponese: Hey yo shin kore do, ovvero "Il morbido vince il duro". 
In molte arti marziali, oltre all'equilibrio del corpo, conta molto anche la forza di cui si dispone. Nel jujitsu, invece, la forza della quale si necessita proviene proprio dall'avversario.

Più si cerca di colpire forte, maggiore sarà la forza che si ritorcerà contro.

Il principio, quindi, sta nell'applicare una determinata tecnica proprio nell'ultimo istante dell'attacco subito, con morbidezza e cedevolezza, in modo che l'avversario non si accorga di una difesa e trovi, davanti a sé, il vuoto. (fonte wikipedia).

fight jitsu 002Il Fight Jitsu è il combattimento della nostra organizzazione.

La preparazione atletica avviene durante i vari livelli di Kyu, e contempla peso e cintura.

Durante l’anno la Wjjc organizza delle competizioni cui tutti gli affiliati possono partecipare dopo l’autorizzazione del proprio istruttore e la preparazione adeguata.

Per il regolamento rivolgersi al proprio istruttore.

founder-shihan-adriano.busaLo stile del Ju-Jitsu WJJC viene dal fondatore Adriano Busà e dalla sua lunga esperienza internazionale.

Profondamente radicato al Ju-Jitsu in stile inglese tradizionale, il nostro metodo si arricchisce di una costante ricerca.

Come conseguenza di un costante aggiornamento, lo stile WJJC è adatto per affrontare le esigenze della vita urbana moderna.

Potrete sperimentare la componente professionale e militare del nostro Ju-Jitsu, che si mostra come uno stile di strada, dimostrando di essere estremamente moderno ed efficace.

jujitsu junior 001
corsi jujitsu bambini 03Sono considerati junior i bambini e i ragazzi dai 5 ai 15 anni.

Per loro la Wjjc ha creato un programma specifico adatto allo sviluppo tecnico-psicologico indirizzato a tutti, e a seconda delle fasce d’età, soprattutto le più piccole, programmi tecnico-ludici adatti alla comprensione e l’importanza dell’altruismo, dell’amicizia, del rispetto, della solidarietà, uniti alla capacità di aumento dell’autostima e della presa di coscienza delle proprie potenzialità.

Le tecniche anti bullismo e l’apprendimento dell’atteggiamento adatto a questo triste fenomeno, terminano il percorso dell’adolescente, che passerà dopo poco al livello Senior.

I nostri corsi per bambini e ragazzi sono concepiti per sviluppare le abilità delle arti marziali attraverso le quali si migliorerà attenzione, concentrazione, autostima e forma fisica.

Con il Ju-Jitsu il vostro bambino o ragazzo imparerà molto di più che semplici calci e pugni. Il nostro programma juniores prevede un sistema di livelli che incoraggia l'auto-miglioramento e consente di controllare attentamente i progressi degli allievi.

Dai nostri istruttori si apprenderanno le tecniche di calci, pugni, proiezioni ed autodifesa.

Si praticano forme di gioco per i più piccoli atte a stimolare le capacità di lavoro di gruppo.

 

IL JU-JITSU PER I "JUNIOR"jujitsu junior bimbe 002

Le arti marziali (ed in special modo il Ju Jitsu) fa parte di quelle discipline che, operando attraverso il corpo, plasmano la mente. Sono, infatti, indicate come discipline particolarmente formative sul piano psicologico, un’arte antica che rafforza il corpo e la mente.

Disciplina e autocontrollo 

Tra i vantaggi che derivano dalla sua pratica, un posto di rilievo assume il miglioramento delle capacità d’autocontrollo: aiuta, in altre parole, a valutare la situazione ed a reagire opportunamente. Su dei test che mettono in rapporto arti marziali e autocontrollo, la quasi totalità degli atleti, ha riscontrato un miglioramento della capacità d'autocontrollo in situazioni non solo riguardanti la pratica in palestra, ma anche nella vita quotidiana. In base alle risposte ottenute, si evince che la pratica del Ju Jitsu favorisce il miglioramento dell'autocontrollo e l'aumentata capacità d'autocontrollo è dovuta al tipo di disciplina comportamentale che si esige nella sua pratica.
Inoltre nel Ju Jitsu il contatto con l'altro praticante determina uno stress tale che costringe il praticante ad adottare i mezzi per adattarsi mentalmente alla situazione che si crea in ogni incontro. Ciò provoca un comportamento riflesso anche nella vita di relazione al di fuori della semplice allenamento in palestra, generando rapide modificazioni tendenti ad un adattamento della persona a nuove situazioni. Questo è in realtà un processo educativo.
Le arti marziali non sono quindi solo uno sport, ma una scuola di vita, una filosofia che aiuta a crescere meglio. Sono sport formativi perché insegnano la disciplina, l’ascolto e il rispetto delle regole.

Arti Marziali e i bambini 
Per questo motivo le arti marziali sono consigliate anche ai più piccoli.
I bambini possono avvicinarsi a questo sport all’età di cinque-sei anni, quando sono abbastanza grandi per capire e seguire gli insegnamenti del maestro e nello stesso tempo abbastanza piccoli da non aver paura di imparare a cadere.
corsi jujitsu bambini 02· La pratica delle prime posizioni delle varie arti marziali poi è un’ottima palestra di coordinazione motoria: con un bravo maestro i più piccoli acquisiscono subito i principi di lateralità corporea (avanti, dietro, destra, sinistra).
· Le diverse posizioni del Ju Jitsu, stimolano nel bambino la percezione del baricentro così da imparare a spostare il peso da una parte all’altra del corpo, a prendere coscienza della propria forza di movimento, a imparare a saltare, cadere, abbassarsi e a lanciare il colpo con misura e a indirizzarlo senza farsi male e tanto meno a far male agli altri.
· Nella pratica del Ju Jitsu i si osserva il massimo rispetto delle regole e la correttezza è indispensabile. Per questo motivo è uno sport consigliato ai bambini più irrequieti, che durante la lezione vengono guidati a moderare la loro energia e a concentrarsi per pensare al gesto successivo. Ma dato che il Ju Jitsu sviluppa un grande senso di sicurezza di sé, sono consigliate anche ai bambini più tranquilli e timorosi, perché attraverso il loro svolgimento, riescono a scaricare gli eventuali piccoli stress della vita di ogni giorno e a vincere la paura e la timidezza che li caratterizza.
corsi jujitsu bambini 01Da sfatare poi la credenza che le arti marziali siano adatte solo ai maschi, perché in realtà le bambine acquisiscono una maggiore sicurezza di sé e grazie alla loro facilità di concentrazione e di misura delmovimento, maggiore rispetto ai maschi, hanno un’attitudine favorevole verso questo sport.

Il Luogo dove si pratica 
Il luogo in cui si pratica è detto “Dojo”, luogo dove si “percorre la via”, intesa come crescita fisica e spirituale. Il maestro è colui che guida in questa via e merita il rispetto assoluto.

Tuta da ginnastica e piedi scalzi vanno bene all’inizio, poi anche i più piccoli devono indossare la divisa composta da pantaloni, casacca e cintura, che rappresenta i diversi “Gradi”, cioè i livelli di esperienza: si comincia con la cintura bianca per poi conquistare, in circa quattro di pratica, quella gialla, arancione, verde, bianca/blu, blu, viola, bianca/marrone e marrone dopo un piccolo esame e passare poi al primo grado di cintura nera, che verrà sostenuto davanti alla Commissione Tecnica Internazionale.

Gli stages e gli esami hanno, nel Ju Jitsu, come nelle altre discipline, una grande importanza, perché rappresentano il terreno di verifica del percorso fatto, la misura della propria crescita personale e solo con questa lettura le cinture colorate acquisiscono significato.

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Informativa Cookies

Informativa ai sensi dell'art. 13 del d.lgs. n. 196/2003 (c.d. codice privacy)

Ai sensi dell’art. 13 del Codice Privacy ed in ottemperanza alle prescrizioni del Provvedimento 229/2014 del Garante per la Protezione dei Dati Personali, si informa che il presente sito utilizza le seguenti tipologie di cookie (ossia dei piccoli file di testo che i siti visitati inviano al tuo device, dove vengono poi memorizzati al fine di essere ritrasmessi agli stessi siti alla visita successiva):

 

Cookie tecnici

Quei cookie strettamente necessari per permettere:

La navigazione e fruizione del sito web (permettendo, ad esempio, di autenticarsi per accedere ad aree riservate, "cookie di navigazione o di sessione");

La raccolta di informazioni, in forma aggregata, sul numero degli utenti e su come questi visitano il sito stesso ("cookie analytics");

La navigazione in funzione di una serie di criteri selezionati (ad esempio, la lingua, i prodotti selezionati per l'acquisto, "cookie di funzionalità") al fine di migliorare il servizio reso allo stesso.

Tali cookie sono installati direttamente da questo sito e poiché non vengono utilizzati per scopi ulteriori rispetto a quelli funzionali sopra descritti la loro installazione non richiede il tuo consenso.

 

Cookie di profilazione di terze parti
Tali cookie sono installati da soggetti diversi da questo sito e l’installazione degli stessi richiede il tuo consenso; in mancanza gli stessi non saranno installati.

Ti riportiamo quindi di seguito i link alle informative privacy delle terze parti dove potrai esprimere il tuo consenso all’installazione di tali cookie evidenziando che, laddove non effettuassi alcuna scelta e decidessi di proseguire comunque con la navigazione all’interno del presente sito web, acconsentirai all’uso di tali cookie.

Google+ - Informativa: http://www.google.com/intl/it_it/policies/technologies/types/
Facebook - Informativa: https://www.facebook.com/help/cookies/
Twitter - Informativa: https://support.twitter.com/articles/20170519-uso-dei-cookie-e-di-altre-tecnologie-simili-da-parte-di-twitter
YouTube - Informativa: https://www.youtube.com/static?template=privacy_guidelines&gl=IT

 

Gestione dei cookie e configurazione dei browser

L'utente può decidere se accettare o meno i cookie utilizzando le impostazioni del proprio browser.

Attenzione:
La disabilitazione totale o parziale dei cookie tecnici può compromettere l'utilizzo delle funzionalità del sito.

La disabilitazione dei cookie “terze parti” non pregiudica in alcun modo la navigabilità.

L'impostazione può essere definita in modo specifico per i diversi siti e applicazioni web. Inoltre i migliori browser consentono di definire impostazioni diverse per i cookie “proprietari” e per quelli di “terze parti”.

A titolo di esempio, in Firefox, attraverso il menu Strumenti -> Opzioni -> Privacy, è possibile accedere ad un pannello di controllo dove è possibile definire se accettare o meno i diversi tipi di cookie e procedere alla loro rimozione.

    Chrome: https://support.google.com/chrome/answer/95647?hl=it
    Firefox: https://support.mozilla.org/it/kb/Gestione%20dei%20cookie
    Internet Explorer: http://windows.microsoft.com/it-it/windows7/how-to-manage-cookies-in-internet-explorer-9
    Opera: http://help.opera.com/Windows/10.00/it/cookies.html
    Safari: http://support.apple.com/kb/HT1677?viewlocale=it_IT

 
Fermo restando quanto precede, informiamo che l’Utente può avvalersi di Your Online Choiceshttp://www.youronlinechoices.com. Attraverso tale servizio è possibile gestire le preferenze di tracciamento della maggior parte degli strumenti pubblicitari. E' possibile pertanto utilizzare tale risorsa in aggiunta alle informazioni fornite dal presente documento.